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Bolgheri Run – Castagneto Carducci (Li)

Decidere di tornare alla Bolgheri Run in questa ultima domenica di marzo dopo nove anni, senza preparazione e con i soliti acciacchi che ormai mi porto dietro da tempo, può sembrare una scelta azzardata. Ma la testa è dura e la voglia di correre è più forte di ogni ragionevole dubbio.

L’ultima volta che ho corso questa gara era il 2016: un percorso di circa 18 km, duro ma affascinante. Stavolta, però, decido di fare le cose in grande. Voglio vivere Bolgheri fino in fondo, respirarne l’atmosfera, assaporarne la magia. Non solo corsa, ma anche emozione. Per questo scelgo di soggiornare nel cuore del borgo, tra vicoli senza tempo e quell’aria sospesa che rende tutto più intenso. Bolgheri è un quadro vivente.

La sua porta separa due mondi: dentro, il fascino antico delle  tre strade; fuori, il Viale dei Cipressi di San Guido, maestoso, solenne, immenso. Carducci lo ha reso immortale con la poesia Davanti San Guido.

La gara parte, come sempre, da Castagneto Carducci, alle nove del mattino. Siamo meno di 300 partecipanti, ma rispetto al 2016 il percorso si è allungato: ora sfiora i 21 km, quasi una vera e propria mezza maratona.

Stavolta indosso scarpe nuove: dopo anni di fedeltà alle Mizuno Sky, passo alle Saucony Triumph 22. Una scommessa, proprio come questa gara. Perché l’ultima volta che ho corso seriamente era gennaio, alla Maratona di Forte dei Marmi, e la preparazione?  lascia un po’ a desiderare.

Si parte. Leggera discesa, poi una salita impegnativa, seguita da un altro tratto in discesa prima di imboccare la Bolgherese, la strada famosa per i suoi vigneti e per vini leggendari come Ornellaia. I primi 8 km sono un calvario: il riscaldamento pre-gara è stato inesistente, e il mio corpo lo sa. Poi, però, la Bolgherese mi aiuta: il suo andamento ondulato ma scorrevole mi permette di trovare finalmente un ritmo accettabile.

Corro in solitudine, ormai in fondo al gruppo. Poi, eccolo: il Viale dei Cipressi. Il tratto iniziale è un avanti e indietro verso il borgo, e finalmente incrocio altri atleti. Svolto a destra, attraverso Bolgheri, esco dal lato che guarda Donoratico. Dopo un paio di chilometri in una strada sterrata tra i vigneti, un’altra svolta a destra ed eccolo di nuovo, lui, il protagonista di questa corsa: il Viale di San Guido. Davanti a me, un rettilineo infinito di cipressi perfetti, allineati come soldati, una strada che si alza e si abbassa dolcemente. E io nel mezzo.

È uno spettacolo. Un quadro in movimento. Qui il tempo si annulla. Le gambe si sciolgono, il passo accelera, il fiato si fa più profondo. Ora corro davvero. Sorpasso cinque atleti, sento l’adrenalina che mi attraversa, la musica nelle cuffiette che mi trasporta. Sulla  sinistra i cavalli di un maneggio corrono nel prato, quasi a sfidarmi. Il battito del cuore si fonde con il ritmo dei passi, la fatica svanisce, resta solo l’emozione.

Gli ultimi 5 km volano. Attraverso il traguardo in 2h  22 minuti e 22 secondi. Non è il tempo del 2016, certo, ma chi se ne importa? Ho corso con il sorriso e con la leggerezza di un bambino. Bolgheri è armonia pura. E oggi, almeno per qualche ora, ho sentito di farne parte.

Alla prossima!

 

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